lunedì 31 ottobre 2016

Antitrust, cessione di dati da WhatsApp a Facebook: al via indagini


Dopo la richiesta del Garante per la protezione dei dati personali, nata dalla modifica alla policy effettuata da WhatsApp a fine agosto, l'Antitrust ha aperto due indagini nei confronti della società ipotizzando due infrazioni del Codice del Consumo. Un primo procedimento punta ad appurare se WhatsApp, che da febbraio 2014 è di proprietà di Facebook, abbia costretto gli utenti ad accogliere integralmente i nuovi Termini contrattuali, in particolare la condivisione dei propri dati con l'azienda di Menlo Park. L'altra istruttoria è volta ad accertare la vessatorietà di alcune clausole.

Il sospetto - secondo l'Antitrust - è che la società americana abbia di fatto costretto gli utenti di WhatsApp Messenger ad accettare integralmente i nuovi termini contrattuali, in particolare la condivisione dei propri dati personali con Facebook, facendo loro credere, con un messaggio visibile all'apertura dell’applicazione, che sarebbe stato, altrimenti, impossibile proseguire nell'uso dell'applicazione medesima". Per l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, poi, l'effetto di "condizionamento" sarebbe stato rafforzato dalla spuntatura già presente sull'opzione Facebook in una schermata di secondo livello alla quale l’utente accedeva dal messaggio principale attraverso un link.

L'altro provvedimento, invece, è diretto ad accertare la vessatorietà di alcune clausole inserite nei "Termini di utilizzo" di WhatsApp Messenger riguardanti, in particolare, la facoltà di modifiche unilaterali del contratto da parte della società, il diritto di recesso stabilito unicamente per il Professionista, le esclusioni e le limitazioni di responsabilità a suo favore. A questo si aggiungono le interruzioni ingiustificate del servizio, la scelta del Foro competente sulle controversie che, ad oggi, è stabilito esclusivamente presso Tribunali americani. Nel caso in cui l'Antitrust accertasse gli illeciti, il Codacons ha annunciato di volere avviare una class action contro WhatsApp, per risarcire gli utenti italiani. 

A settembre, il Garante della Privacy ha avviato un'istruttoria chiedendo, tra l'altro, di conoscere nel dettaglio la tipologia di dati che WhatsApp intende mettere a disposizione di Facebook (anche quelli per finalità di marketing) e le misure per garantire l'esercizio dei diritti riconosciuti dalla normativa italiana sulla privacy. Un'ulteriore richiesta del Garante è stata quella di chiarire se i dati riferiti agli utenti di WhatsApp, ma non di Facebook, siano anch'essi comunicati alla società di Menlo Park. In Germania, il Garante per la protezione dei dati personali di Amburgo, Johannes Caspar, ha vietato a Facebook di "collezionare" nuovi dati dei circa 35 milioni utenti tedeschi di WhatsApp e di cancellare quelli già raccolti.


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