martedì 2 giugno 2015

Usa: Corte Suprema, minacce di morte non sono reato su Facebook


La Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato la condanna di un uomo della Pennsylvania che aveva rivolto minacce di morte all'ex moglie e ai colleghi su Facebook. Secondo i supremi giudici americani, i procuratori non hanno infatti presentato sufficienti prove del fatto che con i post incriminati abbiano fatto sentire minacciata  ragionevolmente una persona. E' stato così accolto il ricorso, presentato da Anthony Elonis, dopo essere stato condannato per aver postato testi di canzoni rap in cui minacciava di uccidere in modo orrendo l'ex moglie.

Nei post venivano rivolte minacce anche alle forze dell'ordine e si evocava la possibilità di un attacco ad una scuola elementare, come quello alla Sandy Hook. Ed è stato dopo le minacce dell'attacco - scrive AdnKronos - che l'Fbi ha avviato l'indagine che ha portato all'arresto dell'uomo poi condannato a 4 anni di carcere. Elonis si è appellato al primo emendamento che tutela la libertà di espressione e si è difeso sostenendo che il governo non poteva incriminarlo senza dimostrare l'intenzione che volesse veramente minacciare gli altri.

La decisione della Corte Suprema, quasi unanime, 8 voti favorevoli e due contrari, si è basata soprattutto su questo elemento, piuttosto che sulla difesa del primo emendamento. In un post - riporta IB Times - Elonis aveva scritto: "C'è un modo per amarti ma mille modi per ucciderti e non ho intenzione di riposare fino a quando il tuo corpo non sarà martoriato, intriso di sangue, e muori con tanti piccoli tagli". Nel provvedimento, la Corte ha rovesciato la sua convinzione, affermando che le minacce non erano abbastanza consistenti per condannare l'uomo.

Il presidente della Corte ha detto che in questi casi bisogna considerare tutte le circostanze e lo stato mentale della persona. Il caso segna un nuovo punto nel dibattito sulla libertà di parola e di Internet. Sostenitori della libertà di parola hanno detto che la criminalizzazione degli sproloqui su Facebook creerebbe un effetto raggelante incostituzionale. Altri hanno hanno sostenuto che le sanzioni penali sono appropriate in molti casi soprattutto le minacce di violenza contro le donne, in particolare. Ma la decisione ha lasciato la questione tutt'altro che risolta.


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