sabato 30 maggio 2015

Datore di lavoro può spiare dipendente con profilo fake su Facebook


Il datore di lavoro può adottare una falsa identità per "adescare" su Facebook il dipendente sospettato di chattare durante l'orario di lavoro mettendo così a repentaglio la sicurezza degli impianti ai quali è addetto e il regolare funzionamento dell'azienda. Lo afferma la Cassazione sottolineando che questo tipo di controllo è lecito in quanto non ha "ad oggetto l'attività lavorativa e il suo esatto adempimento, ma l'eventuale perpetrazione di comportamenti illeciti da parte del dipendente" già "manifestatisi" in precedenza.

Con queste motivazioni i supremi giudici hanno confermato il licenziamento per giusta causa di un operaio abruzzese addetto alle presse di una stamperia che si era allontanato dalla sua postazione per chattare per un quarto d'ora. Così non era potuto intervenire "prontamente" su una pressa bloccata. L'operaio anche nei giorni successivi si era intrattenuto con il cellulare in conversazioni su Facebook. Nel suo armadietto aziendale era stato trovato un iPad acceso e in collegamento con la rete elettrica.  

Secondo il datore di lavoro questo tipo di accertamento non violava lo statuto dei lavoratori perché mancava "di continuità, invasività e compressione dell'autonomia del lavoratore" e il punto di vista è stato condiviso dalla Sezione lavoro della Cassazione. L'accertamento - ricostruisce la sentenza 10955 della sezione Lavoro - era stato reso possibile attraverso la creazione da parte del responsabile del personale di un "falso profilo di donna su Facebook" per adescare l'operaio sospettato di violare le disposizioni aziendali. 

Anche localizzare il dipendente tramite il suo "accesso a Facebook dal cellulare" è una "tecnica" consentita - spiega ancora la Cassazione - "nella presumibile consapevolezza del lavoratore di poter essere localizzato attraverso il sistema di rilevazione satellitare del suo cellulare". Inoltre la Cassazione sottolinea che "è principio affermato dalla giurisprudenza penale" che controllare una persona a distanza tramite Gps è una forma "di pedinamento eseguita con strumenti tecnologici, non assimilabile ad attività di intercettazione".





Via: ANSA

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