martedì 14 aprile 2015

Class action contro Facebook: per 25mila utenti ha violato la privacy


La class action potrebbe essere costosa. In venticinquemila trascinano Facebook in un'aula di giustizia. In un tribunale civile di Vienna ha preso il via l'azione legale collettiva sostenuta dal giurista austriaco Max Schrems che ha depositato il ricorso. L'accusa per l'azienda di Mark Zuckerberg è quella di aver violato le leggi europee sulla privacy. La causa è stata intentata il primo agosto 2014. A essere contestato è il modo in cui il social network raccoglie e gestisce i dati degli utenti.

"Il punto è essere sicuri che i dati personali on line siano protetti. Attualmente ci troviamo in un sistema di monopolio gestito da Facebook, WhatsApp, Apple e Google. La sola cosa che posso fare come utente è intentare una causa per vedere riconosciuti diritti fondamentali. L'obiettivo è cercare di cambiare le cose in generale. Se fosse solo per difendere i miei di diritti, non ne varrebbe la pena", ha detto Max Schrems

Facebook è inoltre accusato di aver collaborato con Prism, il programma di sorveglianza dell'Agenzia statunitense per la sicurezza nazionale. Si tratta della più importante class action europea fatta in nome della privacy violata, secondo gli utenti, anche sfruttando il tasto "mi piace". Il caso è stato portato contro Facebook Irlanda, la sede europea di Facebook a Dublino, che registra tutti gli account fuori degli Stati Uniti e il Canada. 

Questi rappresentano circa l'80% degli 1,35 miliardi di utenti del social network. Tra le altre questioni, i giudici dovranno pronunciarsi sull'obiezione di Facebook che la class action è irricevibile ai sensi del diritto austriaco, obiezione respinta dal legale di Schrems come priva "qualsiasi sostanza". Schrems ha anche un caso pendente alla Corte di giustizia Ue, finanziato via crowdsourcing, contro l'accordo governativo Safe Harbor, sulla migrazione di dati dall'Europa agli Stati Uniti.


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