lunedì 14 luglio 2014

Lo scontro tra religioni in Birmania passa anche attraverso Facebook


Sono passati più di tre anni da quando in Myanmar, l'ex Birmania, si è insediato un governo civile al posto della giunta militare: la situazione nel Paese è tutt'altro che tranquilla e ora la tensione passa anche attraverso i social network. Il problema maggiore restano gli scontri etnici tra buddisti radicali e musulmani che negli ultimi due anni hanno causato la morte di più di duecento persone e lo sfollamento di decine di migliaia di abitanti.

Attraverso Facebook i due gruppi rivali si accusano reciprocamente andando a incendiare gli animi della popolazione. "I musulmani sono responsabili di questa situazione, e se non li fermeremo le violenze esploderanno ancora" dice un monaco buddista. La maggiore libertà di stampa e di espressione concessa dal governo quindi si sta rivelando un'arma pericolosa. 

"Abbiamo esaminato moltissimi profili Facebook per verificare durante gli scontri a Mandalay, il numero degli utenti sta crescendo e si moltiplicano gli appelli alla violenza contro gruppi religiosi ed etnici diversi" spiega un attivista per i diritti civili. Attraverso i social network vengono diffuse campagne per il boicottaggio delle attività dei musulmani. La via della pacificazione per la Birmania è ancora lunga. 

Il Myanmar non è noto per la sua connettività Internet, ma ai primi di luglio gli utenti di Facebook hanno segnalato lunghe interruzioni del social network dopo i recenti episodi di violenza nel paese. La violenza religiosa ha imperversato nel paese negli ultimi mesi e ha portato ad oltre 200 morti e quasi 150.000 senzatetto. La maggior parte della violenza è stata rivolta alla minoranza musulmana della popolazione da presunti buddisti nazionalisti.


Fonte: TMNews
Via: CNet

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