domenica 1 giugno 2014

Privacy, giudice iraniano ordina a Zuckerberg di comparire in tribunale


Un giudice iraniano ha ordinato a Mark Zuckerberg di comparire in tribunale nel sud del Paese. Il fondatore e CEO di Facebook dovrà rispondere alle denunce di diverse persone secondo cui le applicazioni Instagram e di messaggistica Whatsapp di proprietà del social network violano la loro privacy. La notizia è stata diffusa dall'agenzia di stampa semi-ufficiale ISNA. Secondo un ufficiale delle forze paramilitari, Ruhollah Momen Nasab, il giudice ha anche ordinato il blocco delle due applicazioni. 

E' altmente improbabile che Zuckerberg possa presentarsi davanti a un tribunale iraniano, perché non esiste un trattato di estradizione tra l'Iran e gli Stati Uniti. Alcuni tribunali iraniani in passato avevano già emesso ordinanze simili, che non sono state eseguite. Un tribunale iraniano la scorsa settimana aveva imposto il blocco di Instagram per problemi di privacy. Tuttavia, come hanno verificato gli utenti della capitale Teheran, fino ad martedì potevano accedere a entrambe le app. 

Facebook è già vietato nel paese, insieme ad altri siti sociali come Twitter e YouTube. Tuttavia, alcuni alti dirigenti, come il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif sono attivi su Twitter. Mentre i più alti funzionari hanno libero accesso ai social media, i giovani dell'Iran e i cittadini esperti in tecnologia, utilizzano un server proxy o altre soluzioni per aggirare i controlli. L'amministrazione del presidente moderato Hassan Rouhani, si oppone al blocco dei siti se non ci sono alternative locali. 

"Dovremmo vedere il mondo informatico come un'opportunità", ha dichiarato il presidente Rouhani la settimana scorsa. "Perché siamo così incerti? Perché non ci fidiamo nostri giovani?". Esponenti della "linea dura", intanto, accusano Rouhani di non riuscire a fermare la diffusione di ciò che definiscono  cultura occidentale "decadente" in Iran. Il caso sottolinea la crescente lotta tra il presidente iraniano per aumentare la libertà di Internet e le richieste della magistratura conservatrice per controlli più rigorosi.


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