giovedì 5 aprile 2012

Arriva app Facebook per rilevare amici con malattie veneree e HIV


L’ultima frontiera di Facebook sarebbe la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Dopo app per tutte le esigenze, ne starebbe arrivando una anche contro queste malattie. Un gruppo di ricercatori sta concentrando infatti i propri studi sui social network, in particolare Facebook, come strumenti per la prevenzione delle malattia sessualmente trasmissibili. Tuttavia questa ipotetica applicazione pone problemi di privacy.

C’è infatti il rischio che una diagnosi diventi di dominio pubblico. Peter Leone, del Centro Malattie Infettive dell’Università della Carolina del nord, ha fatto notare - riporta Medical Day - che il rischio di contrarre l’HIV è esteso non solo ai partner sessuali, ma anche alla cerchia più vicina di amici. "Le persone della stessa cerchia sociale - ha detto Leone - spesso hanno comportamenti a rischio simili, dormono con gli stessi amici dando così al termine 'amici in comune' un nuovo significato".

Leone ha preso come esempio un’epidemia di sifilide scoppiata nella Carolina del nord: dopo aver chiesto ai pazienti chi avessero frequentato, Leone è stato in grado di mettere in relazione l’80% dei casi. Il passo successivo è stato chiedere ai pazienti, ai quali è stato di recente diagnosticato l’HIV, di elencare una lista di amici a rischio. Dietro autorizzazione del paziente, alcune persone sono state informate che a un loro conoscente è stato diagnosticato l’HIV e quindi anche loro potevano essere a rischio.

Un altro metodo considerato dal team si basa su un'applicazione esistente, realizzata dal professor di genetica James Fowler dell'Università della California a San Diego, per tracciare la diffusione dell'influenza. L'app funziona passando al setaccio gli aggiornamenti di stato e le parole chiave e notifica all'utente se l'attività dei loro amici indica che possono essere a più alto rischio di infezione.

La gente però può anche ammettere di avere l’influenza, mentre la questione diventa complicata se si parla di malattie sessualmente trasmissibili. Purtroppo, come confermato da Fowler, è difficile convincere la gente a cambiare i propri atteggiamenti. "Un conto è mandare messaggi, un conto è cambiare comportamenti". In genere le persone postano un giorno sì e l’altro pure dei messaggi del tipo "indossate i profilattici", ma nella vita privata non lo fanno. "Bisognerebbe stimolare la gente a cambiare il loro comportamento".

Via: Blitz Quotidiano

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