venerdì 20 gennaio 2012

Utenti Facebook a rischio depressione, amici sembrano più felici


Più si frequenta Facebook, più si tende a credere che gli altri abbiano una vita migliore e più bella della nostra, e che siano più felici - con il risultato che si diventa tristi e scontenti. Questo è quanto sostiene un nuovo studio statunitense. La colpa di questa ondata di depressione da Facebook sarebbe da imputare alle facce sorridenti ritratte nei profili personali degli utenti. 

La maggioranza di questi, infatti, pubblica una foto di sé che lo ritrae, appunto, sorridente o in ogni caso nella forma migliore. Per comprendere meglio come questo fenomeno avesse il potere di deprimere le persone, i sociologi Hui-Tzu Grace Chou e Nicholas Edge della Utah Valley University hanno intervistato 425 studenti universitari. I partecipanti dovevano rispondere a domande inerenti la loro felicità e quella che ritenevano fosse tale nei loro amici. 

Dalle informazione raccolte si è scoperto anche il 95% degli intervistati utilizzava Facebook, che erano iscritti in media da due anni e mezzo e che si collegavano al social network - e vi restavano - per circa 4,8 ore a settimana. Ciò che apparso subito evidente è che i frequentatori assidui di Facebook hanno risposto in maggioranza - esprimendo il proprio accordo o meno - che i loro amici online erano di certo più felici di loro; che la vita era ingiusta nei loro confront. 

Al contrario, chi passava più tempo con amici veri e socializzava di più nella vita reale erano più propensi a giudicare la vita con ottimismo, più giusta, e non ritenere che solo gli altri fossero felici. A questo fenomeno, la dottoressa Chou dà il nome di bias di corrispondenza, ossia la tendenza psicologica con cui traiamo conclusioni errate su una persona sulla base di una conoscenza limitata. "Vedendo le immagini felici di altre persone su Facebook dà alla gente l’impressione che gli altri siano sempre felici e abbiano una bella vita, come si evince da queste immagini che ritraggono momenti felici", conclude Chou.

Via: La Stampa
Foto dal Web

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