domenica 12 giugno 2011

Liceali diffamano professoressa su Facebook, denunciati


Immortalano la professoressa mentre gesticola durante la lezione, tenendo le mani intorno alla bocca come se stringesse un megafono. L'immagine fa prima il giro dei cellulari di tutta la scuola, ma il successo fra gli studenti è tale che qualcuno pensa di pubblicarla sulla propria bacheca di Facebook. Qui fioccano commenti irripetibili, fino a quando la docente non se ne accorge e sporge querela. 

Si tratta di una quindicina di allievi di un liceo Brindisi: quasi tutte ragazze, in netta minoranza i ragazzi, la gran parte alla vigilia dell'esame di maturità. Il gioco in rete, costato caro alle giovanissime studentesse, si è scatenato qualche settimana fa. Il gioco dura fino a quando il marito della donna, anche lui insegnante, non si accorge delle foto. 

Il magistrato inquirente dovrà vagliare se vi siano delle responsabilità a carico di amministratori e legali rappresentanti del social network, che avrebbero forse dovuto oscurare il turpiloquio ai danni della docente. Il fascicolo carico di ipotesi di diffamazione, ingiuria e violazione della privacy è sulla scrivania del pubblico ministero di turno, al quale toccherà vagliare se vi siano gli estremi per un processo a carico dei quattordici studenti denunciati. 

Alle indagini della procura potrebbero sommarsi infatti, da qui a breve, i provvedimenti disciplinari del consiglio d'istituto a carico delle studentesse. Docenti e dirigente scolastico stanno infatti vagliando quale tipo di provvedimenti adottare per le ragazzine terribili, tutte alla vigilia dell'esame di maturità.

Via: La Repubblica

1 commento:

  1. Troppo spesso ormai i ragazzi fanno, con l'utilizzo delle tecnologie, operazioni delle cui ripercussioni non si rendono conto. Giusto redarguirli nei dovuti modi, così che comprendano come comportarsi. L'eccesso potrebbe essere controproducente, così come è controproducente o inutile chiedere sanzioni ai provider. In tal modo si rischia la censura. Educare dovrebbe essere il fine, anche dei docenti offesi.

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