sabato 26 giugno 2010

Facebook: Argentina, domenica 'giornata del fesso' che rispetta leggi e paga tasse

Si festeggia domenica 27 giugno in Argentina la giornata nazionale del 'Boludo', un termine che letteralmente significa sciocchino, fesso o anche peggio, ma che e' stato scelto per indicare tutti quelli rispettano le leggi, pagano le tasse e credono in una societa' giusta. L'iniziativa che su Facebook conta gia' oltre 28mila fan e' nata per contrastare i tanti argentini 'furbi' che vivono alle spalle degli onesti e si approfittano dei 'boludos'. Secondo gli organizzatori, essere 'fessi' e' una buona qualita' che tutti dovremmo desiderare di avere. "Siamo una nazione di boludos - scrivono sul sito web diadelboludo.com - Milioni di illusi che vogliono vivere in pace, costruire un futuro prospero e una societa' giusta. I 'furbi', pero', ci dimostrano ogni giorno che mantenere gli impegni presi e rispettare gli altri e vivere secondo la legge e' una stupidaggine. Un qualcosa che fanno solo i tonti, i falliti e i boludos". L'idea e' spuntata fuori commentando tra amici la storia di un tipo che aveva restituito una grossa somma di denaro trovata per caso e uno di loro ha detto: "Che fesso, io non l'avrei mai fatto".
Fonte: Adnkronos

mercoledì 23 giugno 2010

FriendCam Video Chat: videochatta con i tuoi amici su Facebook


Con il passare del tempo sempre più persone chiacchierano attraverso la chat di Facebook, che ormai è diventata importante quasi come un Instant Messanger. Il social network offre una chat live ai propri utenti (a dir il vero abbastanza scarna) che può essere sfruttata nel momento in cui i due contatti che vogliono conversare sono connessi al sito. Su Facebook sono stati molti i tentativi da parte di vari sviluppatori d'implementare una videochat (vedi Stickam), con poco successo e diffusione, ma finalmente con FriendCam Video Chat il social network potrà competere con Windows Live Messenger, Google Talk, Yahoo Messenger e Skype.

lunedì 21 giugno 2010

Facebook va a Cannes alla ricerca di inserzionisti e spot pubblicitari


Il Ceo di Facebook, Mark Zuckerberg, sarà presente al Cannes Lions International Advertising Festival per convincere gli inserzionisti che il sito di social network è sulla via della monetizzazione. Secondo Hitwise, Facebook ha sorpassato Google. Facebook ha inoltre superato le recenti gaffes sulla privacy senza perdere utenti; ma anzi, in crescita. Zuckerberg rivelerà di aver superato le previsioni, mettendo a segno 800 milioni di dollari di ricavi. 

Il gruppo non ha ufficializzato alcuna cifra, ma la quantificazione giunge da fonti vicine al gruppo e sembra raccogliere pieno credito. Facebook, insomma, a soli 6 anni dalla nascita raccoglie una community che conta quasi 500 milioni di utenti i quali rendono quasi 1 miliardo di dollari annui (la cifra si era fermata a circa 300 milioni nel 2008) con un introito netto stimato in «decine di milioni di dollari». F

inora la monetizzazione è stato il problema di Facebook e YouTube, bravissimi a conquistare audience, ma in passato meno capaci a generare ricavi. Ma ormai la svolta è segnata: sia il sito di video sharing di Google che il numero uno delle “reti sociali” stanno voltando pagina. Facebook guadagna con la pubblicità (banner eccetera) e con gli accordi con i motori di ricerca (le partnership con Microsoft Bing e Google fruttano milioni di dollari al sito).

Inoltre sta per essere lanciato Facebook Credit, un possibile “PayPal killer”; infine il Social Ads program (iniziativa per comprare pubblicità sono gli inserzionisti del social gaming come Farmville) e gli engagement ads contribuisco alla monetizzazione. La sensazione è quella per cui Facebook sia addirittura cresciuto più rapidamente del previsto: i social network sono il grande fenomeno del momento e la pervasività di Facebook, in particolare, ha saputo scrivere una nuova importante pagina nella storia del Web.

Via: L'Espresso

giovedì 10 giugno 2010

Multato dai carabinieri per le cinture, li offende su Facebook: denunciato


Un giovane 19enne è stato fermato a Montecatini Terme e multato da una pattuglia del nucleo radiomobile, perchè era senza cinture alla guida della propria auto. Già durante il controllo, ha reagito rivolgendo frasi oltraggiose all’indirizzo dei militari. Poi, una volta arrivato a casa, si è collegato al social network Facebook e ha rincarato la dose con parole pesanti. 

Qualcuno però ha segnalato il fatto all’Arma, che ha rintracciato il giovane aggiungendo la nuova accusa alla denuncia. Per questo, con l’accusa di oltraggio, minaccia e diffamazione di pubblici ufficiali tramite sito internet, i militari lo hanno denunciato. 

Un episodio simile si era verificato lo scorso anno, quando, ad essere tradita dall’ansia di condividere con gli “amici” su Facebook quel che le era appena capitato, era stata una donna di 40 anni che era stata sottoposta all'esame dell'etilometro da parte dei carabinieri della stazione di Borgonasca (Ge), peraltro risultato negativo. Non appena rientrata alla sua abitazione, la quarantenne si era collegata alla sua pagina personale di Facebook, postando una frase poco decorosa contro i militari. 

Un clic del mouse e i suoi numerosi amici poterono leggere quella frase. Sfortuna volle che proprio uno dei militari della stazione di Borzonasca, una volta libero dal servizio, si fosse collegato a Facebook e avesse visto il post. Il militare avvertì subito il comando e così nei confronti della quarantenne scattò la denuncia in stato di libertà alla procura della Repubblica di Chiavari per vilipendio alle forze armate.

Fonte: Corriere Fiorentino
Via: Il Secolo XIX

mercoledì 9 giugno 2010

15enne denuncia tre coetanee perchè insultata e minacciata su Facebook

Facebook è il luogo dove gli adolescenti del 2010 fanno amicizia per antonomasia. Un luogo virtuale, dove condividere la propria vita, ma che sempre più spesso diventa veicolo di violenze e prevaricazioni. L’ultima ad esserne stata vittima è una 15enne trevigiana, che frequenta la prima superiore in un istituto della città. Vittima di minacce pesantissime da parte di tre coetanee. Insulti, intimidazioni, fino alla paventata violenza fisica: la 15enne, profondamente turbata, accompagnata dal padre e da un’amica ieri si è rivolta alla polizia.
La ragazzina non si spiega il motivo, a quanto pare gratuito, delle aggressioni avvenute attraverso il social network. Forse bersaglio di invidie, forse colpevole di aver soffiato il fidanzatino ad una delle tre. Circostanze che comunque non giustificano l’atteggiamento intimidatorio. La vittima non aveva una profonda conoscenza delle tre ragazze che l’hanno presa di mira, ormai da diverse a settimane a questa parte. Come spesso succede, aveva accettato la loro amicizia attraverso il social network per conoscenza indiretta. Le tre bulle, delle ragazzine che a quanto pare hanno uno stile di vita da donne più navigate, verranno identificate e successivamente denunciate.  Le querele per diffamazione e minacce, soprattutto fra giovani e giovanissimi, sono in crescita esponenziale. A fine aprile una 24enne di Vittorio Veneto appena loggata su Facebook è trasalita. Qualcuno, impossessandosi dei suoi codici d'accesso, aveva non solo manomesso il profilo della giovane con epiteti volgari, ma anche inviato messaggi a luci rosse ad alcuni degli amici virtuali. «Contattami, sono disponibile» qualcuno aveva scritto sotto la sua fotografia. Frasi corredate anche da parole volgari e sconvenienti. Alla giovane non è rimasto altro che segnalare l’accaduto alla polizia postale.
Fonte: Corriere del Veneto

martedì 8 giugno 2010

Facebook, ancora odio verso i poliziotti

Il disprezzo contro le forze dell'ordine corre anche su Facebook. L'odio ormai viscerale per polizia e per chiunque indossi una divisa non si declina solamente nelle curve degli stadi bensì ogni giorno sul più famoso dei social network. Una lettrice del Tgcom ha segnalato “Poliziotto un nemico!!!”, un gruppo di utenti Facebook così coraggiosi da usare caratteri particolari per l'intestazione della pagina in modo da non rendersi rintracciabili col motore di ricerca del social network in blu. Ciò che "unisce" i 2700 iscritti  alla pagina, come detto, è l'odio verso la polizia: se ne leggono di tutti i colori sulla bacheca. Nelle scorse ore è spuntato un link “Mi diverto solo se...” dove si augura morte agli sbirri. Oppure c'è: “sbirro è il mestiere più infame che c'è quando indossa la divisa un leone è ma nella vita sai che uomo è cornuto”. E ancora: “Nella mia città c'è una malattia ke nn va più via è la polizia”, “In questo link è scritto poliziotto con due Z xke so 2 vot munnez!!!! un bacio a mio figlio federico. A completare la pagina una valanga di richieste di dediche per un messaggio al parente detenuto. In pratica chi ha un congiunto in cella chiede all'amministratore di mettere online tra le note di questo gruppo una dedica: ci sono figli che invitano genitori a non mollare, compagne che ribadiscono online il loro amore oppure avvertimenti sin troppo eloquenti dove si inneggia al clan degli scissionisti. Immancabile un pensierino ai collaboratori di giustizia: “Meglio morto ke pentito” (13 mi piace, cinque commenti). Ma qualcuno scrive: "Certo, dei poliziotti hanno fatto anche abuso di potere ma non si può fare di tutta l'erba un fascio. Ci sono infermieri che diventano angeli della morte, professori che abusano delle studentesse, dipendenti comunali che intascano i soldi, manager che derubano lo stato eppure, la colpa è sempre della polizia".
Via: Tgcom

Il professore usava Facebook per adescare le alunne

Un’intera classe di 23 persone dell’Istituto alberghiero Lagrange di Milano è stata convocata dal pm Tiziana Siciliana per testimoniare sulle proposte a sfondo sessuale che un professore di 40 anni faceva alle sue allieve tramite Facebook. «Sei davvero dolce, sei molto bella, mi piacerebbe metterti un bel voto, usciamo sabato sera», scrive il docente in uno dei messaggi acquisiti agli atti dell’inchiesta in cui è indagato per i reati di abuso d’ufficio e violenza privata. Le ragazze, che stanno frequentando la quarta, hanno raccontato al pm che l’insegnante era arrivato come supplente di italiano e storia il 24 aprile scorso e si era immediatamente informato su quali tra loro fossero già maggiorenni. Solo verso quelle che avevano già compiuto la maggiore età era iniziato l’assedio sul social network. Alle studentesse veniva domandata l’amicizia, la maggioranza accettava, solo poche ignoravano la richiesta. Nel frattempo, stando al racconto delle allieve, il professore appena se ne presentava l’occasione, faceva apprezzamenti pesanti verso le studentesse. Finchè un gruppo di loro decide di recarsi dalla preside della scuola per mostrarle le copie dei messaggi; a quel punto la massima dirigente scolastica sporge denuncia in Procura. Il professore allora per vendetta, inveisce contro gli allievi in classe e mette un “uno” in storia a tutti i ragazzi che erano andati dalla preside. Con una delle sue vittime, il docente si era spinto oltre i messaggi, invitandola di persona a uscire in modo insistente, ma ottenendone un secco rifiuto. Ora il professore, la cui supplenza è durata un mese, è stato sospeso dall’incarico.
Fonte: La Stampa

lunedì 7 giugno 2010

Il disastro BP su Facebook

La compagnia petrolifera inglese British Petroleum, coinvolta nel disastro, in collaborazione con il governo degli Stati Uniti, ha lanciato una pagina su Facebook per mantenere aggiornate continuamente le novità circa l'incidente. In un comunicato, l'azienda ha affermato che «In una situazione di crisi, i social media rappresentano il sistema più efficace per raggiungere le persone desiderose di informazioni, grazie una comunicazione diretta, efficace e aggiornata, se necessario, minuto per minuto». Finora la pagina di Facebook dedicata, che ospita sia i comunicati dell'azienda sia i commenti, non filtrati, di frequentatori e lettori, ha raggiunto più di 18.000 iscritti. David Nicholas, portavoce del gruppo, ha assicurato che saranno sempre presenti le notizie e le risposte più aggiornate circa l'incidente. Il riversamento di greggio in mare dal 20 aprile scorso, anche in base alla migliore delle stime, è ormai complessivamente di 68 milioni di litri, una quantità superiore a quella della Exxon Valdez in Alaska, considerata finora la peggiore catastrofe ambientale negli Stati Uniti (allora furono 42 milioni di litri di greggio a riversarsi in mare). E grazie all'operazione «Top Kill», in corso nel Golfo del Messico per sigillare il pozzo petrolifero della Bp, la fuoriuscita di greggio si è per il momento fermata. Lo ha detto l'Ammiraglio Thad Allen, responsabile per le operazioni di contenimento, precisando però che è troppo presto ancora per cantare vittoria. Alla tv della Lousiana WWL, Allen ha indicato che «hanno fermato il flusso di idrocarburi, sono stati in grado di stabilizzare la testa del pozzo e stanno immettendo fanghi» nel pozzo con forte pressione. Foto, comunicati dell'azienda ed evoluzione dell'incidente nel Golfo del Messico dunque disponibili in tempo reale sul social network in blu.

Fonte: Techup/Il Sole 24 Ore

Il Bangladesh ripristina l'accesso a Facebook


Il Bangladesh ripristina l'accesso al sito di Facebook una settimana dopo averlo bloccato per la pubblicazione di vignette su Maometto. L'ordine di revoca del blocco e' stato dato dalla Commissione che regola le telecomunicazioni (BTCR) dopo che Facebook aveva accettato di ritirare le immagini in questione. Le vignette sono state giudicate offensive in questo paese asiatico a maggioranza musulmana. 

La decisione arriva qualche giorno dopo un analogo ripristino dell'accesso a Facebook dal Pakistan. Sulle pagine del noto social network erano inoltre apparse immagini definite "odiose", di alcuni dirigenti del Paese asiatico. Facebook era stato bloccato la sera del 29 maggio scorso ed un giovane uomo era stato fermato dalla polizia. La decisione era stata presa dopo che il sito aveva "ferito la sensibilità religiosa della maggioranza musulmana della popolazione" pubblicando caricature di Maometto, aveva dichiarato il presidente provvisorio del BTRC, Mahmud Delwar. 

"Alcuni link del sito contenevano anche immagini odiose dei nostri dirigenti, compreso il padre della nazione, Cheikh Mujibur Rahman, l'attuale primo ministro Cheikh Hassina e il leader dell'opposizione", aveva aggiunto il responsabile. Le autorità "non possono tollerare queste immagini offensive", aveva aggiunto Delwar, precisando tuttavia che il blocco sarebbe stato "temporaneo". "Facebook sarà riaperto nel momento in cui saranno cancellate tutte le pagine che contengono queste immagini odiose", aveva assicurato.

Fonte: ANSA
Via: RaiNews

domenica 6 giugno 2010

Madre ritrova su Facebook i figli scomparsi da 15 anni

Una donna californiana ha ritrovato i suoi due figli, scomparsi 15 anni fa, digitando i loro nomi su Facebook. La donna non vedeva più i figli, un maschio e una femmina, dal 1995: i bambini, che all'epoca avevano rispettivamente tre e due anni, erano stati portati via dal padre, Faustino Utrera. La coppia all'epoca era divorziata ma i figli erano stati assegnati alla madre, che vive a San Bernardino (California). La donna ha avuto recentemente l'idea di digitare su Facebook il nome di sua figlia, adesso adolescente. In brevissimo tempo ha trovato il suo proflio scoprendo che viveva in Florida con il padre e il fratello. La madre si è rivolta alle autorità che hanno arrestato l'uomo, accusandolo di rapimento e di avere violato gli accordi sulla custodia dei figli.
"Abbiamo fatto qualche indagine supplementare fino a quando non abbiamo trovato il signor Utrera ed i bambini in Florida", ha dichiarato all'Orlando WESH-TV il  procuratore distrettuale di San Bernardino Kurt Rowley. Utrera è stato arrestato e la custodia dei due figli è stata consegnata temporaneamente al Dipartimento famiglie e bambini della Florida (DCF). Con il loro padre in carcere, i bambini saranno restituiti alla loro madre. La famiglia si è incontrata in Florida e tornerà presto in California, ma Carrie Hoeppner, dipendente del DFC prevede ci vorrà un adeguamento graduale per i bambini, che da piccoli non hanno conosciuto la loro madre. "Non vi è alcun rapporto tra di loro", ha detto Hoeppner alla WESH-TV. "Immaginiamo che il ricongiungimento non sarà subito felice. Per questo, infatti, ci vorrà del tempo e sarà progressivo. Questi bambini dovranno costruire un rapporto, e questo non è qualcosa che avverrà dall'oggi al domani."
Fonte:  Aol News

venerdì 4 giugno 2010

Violenta la figlia e fugge in Brasile, tradito da Facebook


La sezione Catturandi della Squadra Mobile di Napoli, a conclusione di una laboriosa ed articolata indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, in collaborazione con la Polizia Postale e delle Comunicazioni Campania e la Divisione Interpol, in Brasile, località Salvador de Bahia, hanno arrestato G.O., di 53 anni. 

Latitante da ben 8 anni, era stato condannato, in I grado, alla pena di anni 9 di reclusione perché resosi responsabile di gravissimi abusi sessuali sulla figlia che, all’epoca dei fatti aveva solo 4 anni. Le violenze - secondo gli investigatori - sono state commesse nell'aprile del 2001 a Napoli e a Ischia. Nelle ultime settimane l'uomo aveva cercato ripetutamente di mettersi in contatto con la ragazza attraverso Facebook, circostanza che ha consentito alla Questura di Napoli e alla polizia postale della Campania di individuarlo e di coordinarne l'arresto con l'ausilio la polizia internazionale. 

Per quei reati, nel novembre del 2005, O.G. era stato condannato in primo grado a nove anni di reclusione. Alla fine di gennaio 2009, la Corte d'Appello aveva confermato la condanna emessa dal tribunale di Napoli. La Cassazione, nel maggio del 2010, aveva invece annullato la sentenza rinviando il giudizio ad un' altra sezione della Corte. Le autorita' italiane hanno avviato le procedure di richiesta al Brasile per l'estradizione del latitante.

Via: Il Nolano

Mark Zuckerberg: Siamo nel giusto, la privacy è importante


Il CEO di Facebook Mark Zuckerberg è intervenuto nel corso dell'ultima edizione della D8 Conference, evento organizzato dalla testata specializzata All Things Digital. Un'intervista non particolarmente semplice per il 26enne creatore del social network in blu. Anche perché i giornalisti Walt Mossberg e Kara Swisher non hanno esitato a parlare subito di privacy, argomento infuocato nell'ultimo periodo. Zuckerberg si è subito posizionato sulla difensiva:

giovedì 3 giugno 2010

George Bush scopre Facebook

Centinaia sono le pagine presenti su Facebook dedicate all'ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush Junior, ma finalmente da oggi anche il 64enne ex inquilino della Casa Bianca ha una sua pagina ufficiale, sebbene ancora scarna di contenuti. Due foto, poche informazioni biografiche e alcuni link tra cui uno ad Amazon.com, la libreria online dove presto apparirà in vendita il suo libro di memorie, Decision Points (I momenti delle decisoni). Lungo invece l’elenco di cose fatte da quando ha lasciato la Casa Bianca: nell’ultimo anno e mezzo, George W. Bush ha “visitato venti Stati e otto Paesi stranieri, pronunciato sessantacinque discorsi, lanciato il Centro Presidenziale George W.Bush, partecipato a quattro conferenze del Bush Institute, finito la prima bozza del libro di memorie e lavorato con l’ex presidente Bill Clinton nei soccorsi ad Haiti”, si legge nel primo messaggio postato sulla pagina. Bush elenca cinque pagine preferite, tra cui quella della moglie Laura. Le memorie di Bush, promettono una lettura entusiasmante, rivelando dettagli sorpendenti sui grandi eventi della sua carriera. Dagli attentati dell'11 settembre 2001, che lo spinsero nella bufera della politica estera, alle guerre in Afghanistan e Irak, lui che aveva esordito parlando di un ruolo modesto dell'America nel mondo per differenziarsi dall'avversario democratico Al Gore. Ma non mancheranno neppure passaggi su aspetti ben più personali del suo passato: a cominciare dalla sua confessata battaglia, prima di lanciarsi in politica, contro l'alcolismo. E dalla complessa relazione con una famiglia certamente ingombrante, tra le dinastie della politica americana.
Fonte: Ansa/Il Sole 24 Ore

mercoledì 2 giugno 2010

Vendevano compiti su Facebook, sospesi

Le traduzioni di lingue come il latino ed il greco, venivano scaricate da Internet e passate agli studenti sul cellulare via sms o consegnate a mano nei bagni della scuola in cambio di denaro. Il tariffario aveva dei prezzi prestabiliti: 5 euro per la sufficienza garantita, anche tre euro in più per sperare di raggiungere l'otto. Un mercato dei compiti finito su Facebook che non è passato inosservato. Così questa forma di pubblicità è costata cara a sei studenti del liceo classico Tito Livio di Padova, considerati i promotori dell'iniziativa, che sono stati sospesi dalle lezioni da due fino a dieci giorni. Il meccanismo era semplice: non appena l'insegnante dava alla classe la versione, uno studente usciva, incontrava i traduttori, consegnava il testo, e questi da Internet scaricavano la traduzione. Alle volte, per compensi superiori, potevano intervenire per modificarla o fare dei commenti. Altre volte la traduzione arrivava direttamente via sms sul cellulare in classe.
Il commercio, racconta Il Mattino di Padova, andava avanti da mesi ed era fiorente. Era un "mercato nero" fatto di commissioni per chi si assumeva il compito di migliorare la versione scaricata dalla rete e che non ammetteva i prezzi al ribasso di eventuali concorrenti, tagliati fuori subito dal giro. I ragazzi sul social network discutevano delle percentuali che ciascuno doveva prendere in base al ruolo svolto per la fornitura finale della versione. Sono stati gli insegnanti a smascherare le transazioni tra gli studenti delle classi superiori, che passavano le versioni tradotte, e i più piccoli. Durata probabilmente mesi, questa attività potrebbe aver fruttato un bel pò di guadagno: la traduzione personale e non cedibile a terzi, poteva riguardare anche gruppi di persone, stando a quanto si legge sulle pagine ormai rimosse di Facebook.
Fonte: La Repubblica

martedì 1 giugno 2010

Annuncia il suicidio su Facebook, 29enne trovato morto



Ha annunciato l'intenzione di togliersi la vita sul suo profilo di Facebook, e purtroppo ha messo un pratica il suo proposito. Amici e forze dell'ordine lo hanno trovato cadavere nella sua auto. E' successo ieri a Grosseto, protagonista un uomo di 29 anni, che si e' tolto la vita respirando il gas di scarico della sua vettura. L'uomo, come raccontano oggi alcuni quotidiani locali, ha scritto sulla sua bacheca di Facebook l'intenzione di suicidarsi, facendo amare considerazioni sulla vita. 

Salutava, chiedeva scusa, invitava gli amici “a vivere la vita”, quella vita che “per me non è neppure cominciata”. Ieri mattina alcuni amici del 29enne hanno letto il messaggio sul social network, e hanno capito che il loro amico faceva sul serio. Alcuni gli hanno risposto sul web, invitandolo a non fare sciocchezze, altri hanno allertato subito le forze dell'ordine. Intorno alle 16, pero', il cadavere dell'uomo e' stato rinvenuto nella sua auto, vicino a un campeggio di Principina a Mare (Grosseto). 

Probabilmente all'origine del gesto ci sono motivazioni sentimentali (non e' escluso che l' idea del suicidio sia maturata dopo una delusione d'amore); qualcuno ipotizza che a preoccupare l'uomo ci fossero anche motivi di lavoro, ma come e' emerso il 29enne aveva da poco trovato un nuovo impiego, e quindi questa ipotesi viene scartata.

Fonte: AdnKronos

Miliardari per caso: la vera storia di Facebook in un bestseller


Il giornalista e scrittore americano Ben Mezrich ha raccontato, nel libro "Miliardari per caso" (Sperling e Kupfer), la vicenda dei due amici Eduardo Saverin e Mark Zuckerberg, che hanno inventato il più grande social network del mondo. Nato nel 2004 per iniziativa dei due studenti di Harvard, ambedue geniali, eccellenti negli studi ma con più di un problema con l'altro sesso. 

Accadde tutto una notte, quando proprio per superare gli ostacoli con le ragazze, mentre Eduardo si dedicava a cercare una strada per entrare nei club più prestigiosi dell'ateneo, Mark violò il sistema informatico di Harvard e mise insieme il database completo delle studentesse dell'Università, facendo così nascere il primo nucleo di quello che, qualche mese dopo, sarebbe diventato "Thefacebook" e successivamente "Facebook". 

Insieme al successo e ai soldi, però, per i suoi creatori arrivarono presto anche amarezze e dissidi. E ancora oggi, a distanza di anni, la case history aziendale che ha messo la parola fine all'amicizia tra i suoi protagonisti, va avanti tra tribunali e recriminazioni. Ora l'intera storia, che sarà presto un film prodotto da Kevin Spacey  è raccontata in un libro utile ed intrigante, che fotografa il lato oscuro del network che ha cambiato la vita a mezzo miliardo di persone. 

Una trama esplosiva dove s'intrecciano amicizia e tradimento, successo e delusione, intelligenza, danaro e sesso. Ben Mezrich ha messo insieme decine di interviste e moltissime fonti, ha consultato documenti e dossier processuali. E ha raccontato una storia vera ma inserendo dettagli a volte modificati e nomi diversi da quelli reali per difendere la privacy di coloro la cui identità non è diventata di pubblico dominio.


Fonte: La Repubblica
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...